C'è chi dice che un blog è meglio di uno psicanalista. Leggi, scrivi e raschia il fondo. Poi qualcosa succederà
sabato, novembre 20, 2004
Parto da un presupposto. Io credo che il circo dell'informazione negli Usa sia legato a doppio filo con chi comanda: Ma c'è una cosa che sinceramente m fa pensare. Credete possibile veramente che un perdente, da quelle parti, sappia accettare veramente la sconfitta? Io credo di no. Quindi boccio Kerry per la sua incapacità. Promuovo il lìder maximo per la sua coerenza. Eppoi, se ache fosse... deve aver scoperto l'acqua calda.
Il Buon Fletrinelli era famoso per la sua tirchieria. Da buon mercante Austriaco, cercava in tutti i modi di fare affari guadagnandoci il più possibile. E si che di fortuna ne ha avuta molto. Peccato che gli sia mancata nel momento più importante, quello in cui su un traliccio dell'alta tensione sbagliò ad innescare la bomba che poi lo uccise. Il giorno successivo all'esproprio, i dirigenti della libreria di largo Argentina fecero un comunicato che suonava così: "Ora facciamo i conti, se vediamo che ci conviene fare la denuncia, la faremo". Evidentemente hanno fatto du' conti e hanno capito che gli conveniva.
giovedì, novembre 18, 2004
L'unica cosa che stona, a parte la morte di tre poveri cristi, è quell'incidente professionale e operativo.
Dei quattro paesi industrializzati che si sono rifiutati di ratificare il protocollo, gli Stati Uniti sono di gran lunga i più inquinante. Gli altri sono l'Australia, Liechtenstein e Monaco. Con questo gli Usa si rendono unici artefici dell'avvelenamento del nostro pianeta. Dubito fortemente che il principato monegasco abbia modo, con i gipponi e i ferri da stiro galleggianti, di "opporsi" allo strapotere americano.
mercoledì, novembre 17, 2004
Partiamo dal presupposto che questo post non vuole essere polemico per nessuno. Partiamo dal fatto che non vuole prendere posizione sull'anosa questione della cattiva informazione in Italia. A parte tutti questi preamboli, leggete e se alla fine riuscite ad avere una posizione, votate su questo.
Una giornata particolare
di Riccardo Orioles da Macchianera.net
“Giornale radio. Il Duce ha disposto oggi le dimissioni del capo dell’Informazione Popolare. Il camerata Mentana, destinato ad altro incarico nel Ministero, ha accolto la decisione del Duce con spirito patriottico e virile disciplina. E’ tutto per oggi. Andrà ora in onda il varietà ‘Perché molti culattoni sono anche ebrei’. Gentili ascoltatori, buona sera”
• Normalità. Anche il fascismo, in fondo, era “normale”. La gente difatti ci si era abituata. Dei pazzi nessuno parlava più, i dissenzienti - non pochi - venivano discretamente controllati. C’erano gerarchi cattivi e gerarchi buoni, il fanatico Farinacci (un Larussa in camicia nera) e il pensoso Bottai, il cupo Bocchini e l’allegro Ciano. C’erano un sacco di gerarchi idioti, che non servivano a niente ma venivano buoni nelle barzellette (Starace, Bondi) che erano numerosissime, e tollerate. Infine, simpatico e lontano, c’era Lui. “Ah, se lo sapesse il duce!”. “Fanno quello che vogliono, non gli dicono niente!”. “Però hai visto com’è invecchiato?”.
Anche nelle redazioni, naturalmente, le cose erano “normali”. C’era il direttore cretino, che pretendeva il saluto romano, e c’era - molto più diffuso - il direttore perbene. “Vabbe’, ragazzi, in prima mettiamo il discorso, una bella foto mi raccomando… Il fondo lo fa il ministro, voialtri non ci pensate…”. Prime pagine orribili, ministeriali, ma cronache (esclusi gli argomenti vietati: Fiat, omicidi, scioperi ed ebrei) da cui stando molto attenti si poteva capire qualcosa, magari il possibile coinvolgimento di qualche gerarca periferico in qualche intrallazzo bancario di serie B. Sugli esteri non si lavorava affatto, li mandava praticamente già pronti il ministero. “Il bolscevismo che minaccia…”, “La fedeltà all’alleato…”. Dei gas in Abissinia nessuno sapeva niente.
Molti di quei colleghi, da giovani, erano stati giolittiani o socialisti. Adesso erano i più allineati e coperti, perché non si ritenevano mai perdonati abbastanza. Te li levavi dattorno offrendogli una sigaretta e poi salutandoli con un pigro mezzo-saluto romano. In complesso, non si stava male. E difatti non era una tirannia, era un regime.
Mentana, fra i gerarchi fascisti, sarebbe stato sicuramente un amico di Ciano. Nemico della retorica, dignitoso, rarissimamente (e mai al giornale) in camicia nera, tutto sommato abbastanza fiducioso nell’intuito del duce, borghesemente sprezzante verso le esagerazioni “estremiste”. Parlare di Matteotti? Ma è morto da dieci anni! Ma su Girolimoni, cronaca ampia e approfondita. Magari lasciando intuire che qualcosa di marcio c’è dietro. Non fosse stato così perbene, sarebbe stato un frondista. Ma quella è una carriera diversa, da Malaparte o da Ferrara. Di personaggi così sono pieni i libri di Brancati.
“Il Duce ha accettato le dimissioni del camerata Mentana…”, ed è stato anche così magnanimo da lasciarlo sfogare. “E’ stata una scelta politica, ubbidisco ma non mi piace…”. Un dignitoso malcontento insomma, ma leale e disciplinato (e premiato con altro incarico più gratifica di nove milioni di lire del ‘36).
Al giornale, al posto del direttore “avvicendato” (termine tecnico) arriva quello nuovo, che è un ex socialista, ex sindacalista, volontario fiumano, marcia su Roma: ha una camicia nera nuova fiammante e risponde con un virile saluto romano al saluto romano, sull’ingresso, del portiere. “Finarmente ce ne hanno mandato uno come dico io… - si commuove il portinaio, vecchio squadrista - Altro che quer fighetto co’ la cravatta e er lei…”. Fuori pioviggina. Le notizie di oggi: “Fermato uno speculatore dalla milizia al mercatino rionale; vendeva dei Cd contraffatti”. “Entusiastica accoglienza del plenipotenziario del Duce…”. “Investito da un tram a Primavalle, è grave…”. “Milioni d’italiani, approfittando delle favorevoli condizioni atmosferiche…”. “Vincita milionaria alla Sisal…”. Normale.
Anche a quei tempi c’è stato un momento così. Quello in cui si cacciavano i moderati e i “borghesi” e al loro posto arrivavano quelli della prima ora. Divisa a posto, scattanti, ansiosi di dimostrarsi duri e puri. Ma non era un buon sintomo: si trattava semplicemente di stringere la cinghia e i ranghi per la tempesta che s’avvicinava, venendo dal grande mondo fuori dalle mura. Mentana era il gerarca del ‘36, scettico, sicuro di sè, vincente. Rossella invece è il primo dei gerarchi di Salò. Cupo, assediato da tutti, coi tedeschi sul collo e un duce ormai rimbambito a cui rendere conto.
• A calare. Chiesti solo otto anni di carcere per il signor B. Il pubblico ministero Bocassini ha infatti deciso di ritenerlo responsabile solo di corruzione semplice (Sme) e non anche di corruzione in atti giudiziari. Di questo passo finisce che invece di mandarlo in galera lo fanno presidente del Consiglio.